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Ritratto della mia bambina

La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo
e dell’estiva vesticciola: “Babbo
-mi disse – voglio uscire oggi con te”
Ed io pensavo : Di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
e ad altre cose leggere e vaganti.

Umberto Saba

 

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good-will-hunting

Will: Sono uscito con una, giorni fa.

Sean: Come è andata?

Will: Molto bene.

Sean: E la rivedrai?

Will: Non lo so.

Sean: Perché no?

Will: Non l’ho chiamata.

Sean: Cristo, sei un dilettante.

Will: So quello che faccio.

Sean: Ah, sì, eh?

Will: Sì. Non si preoccupi per me, so quello che faccio. Sì, ma questa ragazza, insomma, è bellissima, intelligente, divertente. È diversa dalle altre con cui sono stato.

Sean: E allora chiamala, Romeo.

Will: Così mi rendo conto che non è poi tanto intelligente? Che mi rompe i coglioni? Sì, insomma, ecco, questa ragazza, cazzo! è perfetta ora; non voglio rovinare questo.

Sean: Forse tu sei perfetto ora. Forse è questo che non vuoi rovinare. Questa la chiamerei una “super filosofia”, Will, così puoi in effetti passare tutta la vita senza dover conoscere veramente qualcuno… Mia moglie scoreggiava quando era nervosa. Aveva una serie di meravigliose debolezze. Aveva l’abitudine di scoreggiare nel sonno! [ridono] Scusa se ti racconto questa cosa. Una volta fu talmente forte che svegliò il cane! [ridono] Si svegliò anche lei e mi disse: “sei stato tu?”; e io: “sì”… Non ho avuto il coraggio.

Will [ridendo]: Si è svegliata da sola?

Sean: Eh, sì! [ridono]… Oh, Signore… aah, ma, Will, è morta da due anni e questo è quanto mi ricordo. [Will smette di ridere] Momenti stupendi, sai, piccole cose così. Però… sono queste le cose che più mi mancano. Le piccole debolezze che conoscevo soltanto io. Questo la rendeva mia moglie. Anche lei ne sapeva delle belle sul mio conto, conosceva tutti i miei peccatucci! Queste cose la gente le chiama imperfezioni, ma non lo sono. Sono la parte essenziale. Poi dobbiamo scegliere chi fare entrare nel nostro piccolo strano mondo. Tu non sei perfetto, campione. E ti tolgo dall’incertezza: la ragazza che hai conosciuto, non è perfetta neanche lei. Ma la domanda è se siete o no perfetti l’uno per l’altra. È questo che conta. È questo che significa intimità. Puoi sapere tutte le cose del mondo, ma il solo modo di scoprire questa qui è darle una possibilità. Certo, non lo imparerai da un rincoglionito come me. E anche se lo sapessi non lo direi a un piscione come te.

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Accade…

Accade

che le affinità d’anima non giungano

ai gesti e alle parole ma rimangano

effuse come un magnetismo. È raro

ma accade.
Può darsi

che sia vera soltanto la lontananza,

vero l’oblio, vera la foglia secca

più del fresco germoglio. Tanto e altro

può darsi o dirsi.
Comprendo

la tua caparbia volontà di essere sempre assente

perché solo così si manifesta

la tua magia. Innumeri le astuzie

che intendo.
Insisto

nel ricercarti nel fuscello e mai

nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre

nel vuoto: in quello che anche al trapano

resiste.
Era o non era

la volontà dei numi che presidiano

il tuo lontano focolare, strani

multiformi multanimi animali domestici;

fors’era così come mi pareva

o non era.
Ignoro

se la mia inesistenza appaga il tuo destino

se la tua colma il mio che ne trabocca,

se l’innocenza è una colpa oppure

si coglie sulla soglia dei tuoi lari. 

Di me, di te tutto conosco, tutto

ignoro.
Ex voto” ~ Eugenio Montale

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Discorso alla Luna

“Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del mondo; e qui di fatto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera… Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo… Noi chiudiamo una grande giornata di pace… Sì, di pace: ‘Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà’.

Se domandassi, se potessi chiedere ora a ciascuno: voi da che parte venite? I figli di Roma, che sono qui specialmente rappresentati, risponderebbero: ah, noi siamo i figli più vicini, e voi siete il nostro vescovo. Ebbene, figlioli di Roma, voi sentite veramente di rappresentare la ‘Roma caput mundi’, la capitale del mondo, così come per disegno della Provvidenza è stata chiamata ad essere attraverso i secoli.

La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza… E poi tutti insieme ci animiamo: cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino. Addio, figlioli. Alla benedizione aggiungo l’augurio della buona notte”.

Giovanni XXIII

(Sera dell’11 ottobre 1962, al termine della giornata di apertura del Concilio Vaticano II).

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“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense”.

Dante – Inferno, Canto quinto

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Sonetto 116

Non sia mai ch’ io ponga impedimenti
all’unione di anime fedeli; Amore non è amore
se muta quando scopre mutamenti
o tende a svanire quando l’altro si allontana:
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benchè nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se labbra rosee e gote
dovran cadere sotto la curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

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Let me not to the marriage of true minds
Admit impediments. Love is not love
Which alters when it alteration finds,
Or bends with the remover to remove:
O no! it is an ever-fixed mark
That looks on tempests and is never shaken;
It is the star to every wandering bark,
Whose worth’s unknown, although his height be taken.
Love’s not Time’s fool, though rosy lips and cheeks
Within his bending sickle’s compass come:
Love alters not with his brief hours and weeks,
But bears it out even to the edge of doom.
If this be error and upon me proved,
I never writ, nor no man ever loved.

W. Shakespeare

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Cercavo te nelle stelle

Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto te alle montagne,
ma non mi diedero che poche volte
solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio del mondo.
E quando, davanti alla morte,
ho gridato di no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.

Primo Levi – 11 febbraio 1946

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Ultima luna

Perché questa sensazione di venire a cercarti
fino a dove per quanto io corra
non posso trovarti.
Quale terrore senza tempo mi spinge
a porre sopra tanto terrore l’evocarti.
Non deve placarsi la nostra pena
(sarebbe come dare inizio a un’altra condanna)
e allo stesso modo mai smetterò di contemplarti.
Luna, ancora una volta mi trovo imprigionato
nel crocevia di molteplici paure.
Il passato è tutto ciò che ho perso
e se dal presente mi rialzo
è per vedere che sono ferito
(e a morte)
perché già il futuro l’ho vissuto.
Questa, indiscutibilmente, è la sorte
che venendo dall’inferno affronto.
Strana amante,
mi resta solo da contemplare il tuo volto,
(che è il mio)
perché un fiume siamo tu e io
che percorre un altopiano incessante,
circolare e infinito:
un solo grido.

Reinaldo Arenas Fuentes

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Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili.
Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch’io ho deluso.
Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l’eternità.
Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare.
Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d’amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto.
Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… e anche tu non dovrai stancartene. Vivi!
È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perché il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante!

— Charlie Chaplin

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Illumino spesso gli altri ma io rimango sempre al buio

Alda Merini

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