Archivi del mese: marzo 2012

“Cloneremo i mammut”: l’annuncio di scienziati russi e sud-coreani

Un progetto di ricerca di un equipe di scienziati russi e sud-coreani si pone come obiettivo la clonazione di un esemplare di mammut: il pachiderma dalle lunghe zanne è estinto ormai da migliaia di anni.
Ricordate la trama del romanzo di Michael Crichton e del film di Steven Spielberg Jurassik Park? In quel caso i protagonisti riuscivano a riportare in vita, attraverso la clonazione, i dinosauri. Gli animali estinti da milioni di anni riprendevano vita all’interno di un parco, con un finale tutt’altro che rassicurante.
“Per l’esperimento verrebbero utilizzate anche cellule di elefante indiano”
Un esperimento di difficile riuscita – Per questo progetto è stato raggiunto un accordo fra l’università di Sakha e la fondazione Sooam: le ricerche dovrebbero partire proprio quest’anno. La notizia è stata riportata dal giornale svizzero “Le matinMa l’esperimento in questione non è detto che vada a buon fine per un motivo piuttosto semplice. Per generare un mammut è necessaria una “madre”. E, siccome i mammut come detto sono estinti, verrebbero utilizzate le cellule di un’elefantessa africana. Il rischio, ammesso che si riuscisse a ottenere un nuovo esemplare, è che l’animale dato alla luce non sia un mammut, ma un ibrido tra l’elefante e il mammut stesso. Staremo a vedere.

Fonte: Fanpage.it

Lascia un commento

Archiviato in Curiosity

E se le nuvole scendessero a quote più basse?

E se le nuvole scendessero a quote più basse?

Una lieve diminuzione nell’altezza delle nubi, recentemente osservata da alcuni scienziati, sta aprendo la strada ad importanti interrogativi relativi agli effetti che potrebbero derivarne. Ma gli studi per valutare l’esatta portata del fenomeno sono, in verità, appena agli esordi.

Se si trattasse di una tendenza verificata, con un esordio ed uno sviluppo, probabilmente nel mondo scientifico ci sarebbe fortissimo sconcerto; per il momento, tuttavia, il fenomeno della diminuzione nell’altitudine delle nubi è stato riscontrato grazie ad alcune osservazioni che, senza dubbio, meriteranno dovuti accertamenti ed approfondimenti onde stabilire quali saranno le eventuali evoluzioni a cui assisteremo nei nostri cieli, ma deve ancora essere accuratamente indagato con gli adeguati strumenti. Il tutto nasce grazie ai rilevamenti effettuati dal satellite NASA Terra dal 2000 al 2010; secondo Roger Davies e Matthew Molloy, del dipartimento di fisica dell’Università di Aukland, Nuova Zelanda, le misurazioni del MISR, spettroradiometro multiangolo, mostrerebbero che le nuvole nei nostri cieli si stanno lentamente abbassando.

Diminuzione di quota – Nello studio, pubblicato dalla rivista scientifica Geophysical Research Lettersi ricercatori evidenziano come l’analisi dei dati raccolti nell’arco di dieci anni abbia consentito di individuare un calo globale nell’altezza delle nubi che si aggirerebbe intorno ai 30/40 metri e che corrisponderebbe ad una diminuzione di quota dell’1%; poiché la media annuale misurata dagli strumenti prevede un margine di errore di circa 8 metri, è chiaro che le fluttuazioni osservate meritano una certa attenzione. Gli scienziati sono molto cauti e non si azzardano a trarre conclusioni definitive ma ritengono che il fenomeno, comunque sintomatico di un mutamento in atto importante, sarebbe dovuto a cambiamenti avvenuti nei modelli di circolazione atmosferica che originano le nubi delle quote più elevate le quali, ultimamente, sarebbero numericamente diminuite. E alla radice di tutto ci sarebbe il global warming.

Possibili effetti del fenomeno – Ipotesi e nulla più, in verità, dal momento che la causa esatta non è ancora possibile da identificare; gli esperti sostengono, tuttavia, che se tali alterazioni dovessero risultare di lunga durata, e se quindi nei prossimi dieci anni le nubi non dovessero tornare alle consuete altitudini ma il fenomeno dell’abbassamento subisse un incremento, la conseguenza per il pianeta sarebbe quella di un lievissimo raffreddamento globale. La quota più bassa, infatti, favorirebbe una maggiore dissipazione delle radiazioni solari, aiutando, almeno in parte, in un effetto di rallentamento e contrasto del riscaldamento globale. Ma per qualunque previsione certa, non resta che aspettare e scoprire quale destino hanno in serbo per noi gli eventi del cielo.

Fonte: Fanpage.it

Lascia un commento

Archiviato in Cosmo

Bronzi di Riace, dalle profondità marine all’attesa di un museo

Bronzi di Riace, dalle profondità marine all'attesa di un museo.

Sono talmente belli da fare invidia persino al Museo Archeologico di Atene, eppure per i bronzi di Riace non c’è ancora pace: aspettano ancora, nel palazzo del Consiglio Regionale, quel museo di Reggio Calabria i cui lavori per la ristrutturazione sono bloccati.

Bellissime e preziose, talmente particolari ed uniche da fare invidia persino al Museo Archeologico di Atene, immagini e simbolo di una città e di un intero paese che inciampa casualmente, di tanto in tanto, in tesori ricchissimi ed inaspettati: la meraviglia e lo stupore dinanzi a quei due magnifici bronzi, una delle poche testimonianze sopravvissute di sculture originali in metallo dal momento che la statuaria greca ci è nota principalmente grazie alle riproduzioni in marmo realizzate in epoca romana, restano intatti ed invariati a distanza di decenni dal loro incredibile ritrovamento. Una di quelle scoperte dovute al caso che, chiunque abbia fantasticato almeno una volta nella propria vita di vivere l’emozione di trovare un tesoro, non avrebbe potuto non invidiare profondamente.

Dagli abissi del Mar Ionio… – Era l’estate del 1972 quando un sub nel corso di un’immersione al largo delle coste di Riace, in Calabria, vide tra la sabbia un braccio bronzeo spuntare dal fondale: l’immediata segnalazione e il lavoro dei carabinieri sommozzatori portò al recupero delle due statue che lasciarono stupefatti non solo archeologi ed esperti ma, senza dubbio, tutta l’Italia che, per una volta in più, si rendeva conto di possedere un patrimonio di inestimabile valore. Non soltanto opere forgiate proprio dalle mani dei nostri illustrissimi avi greci in un soddisfacente stato di conservazione, ma anche capolavori dall’elevatissimo valore artistico: con le labbra e le areole dei capezzoli realizzate in rame, i capelli e le barbe accuratamente rifinite, occhi più chiari, a richiamare il bianco naturale, per una delle due in marmo, per l’altra, che presenta anche i denti in lamina d’argento, in avorio. Corpi perfetti di divinità, eroi mitici o atleti, impossibile saperlo, così come numerose ipotesi sono state avanzate sulla provenienza e sull’attribuzione; difficile a dirsi anche se facessero parte di un medesimo gruppo scultoreo, se avessero semplicemente identica destinazione, magari in un tempio o tra le strade di qualche antica città, o se furono accomunate solo da quel trasporto sul mare, evidentemente non andato a buon fine.

… All’androne del consiglio regionale – Un viaggio ricominciato nel 1975 che li avrebbe portati prima a Firenze, dove gli uomini di bronzo necessitando di accurati ed attenti lavori di restauro furono «ospitati» per cinque anni dall’Opificio delle Pietre dure, poi a Roma dove i due astri nascenti del patrimonio archeologico italiani consacrarono il proprio definitivo successo. Poi lo sfruttamento d’immagine in spot e celebrazioni e l’attesa di una sala che sarebbe stata destinata solo ai due magnifici guerrieri, con le migliori condizioni ambientali possibili in grado di preservarne l’integrità da agenti di ogni tipo che potrebbero intaccare i materiali, all’interno del Museo Archeologico di Reggio Calabria in attesa di una ristrutturazione che, tuttavia, è ormai bloccata da tempo: e così i bronzi di Riace giacciono da più di due anni su due «lettini ambulatoriali» allestiti nell’androne di Palazzo Campanella, laddove ha sede il Consiglio Regionale della Calabria. In attesa di riprendere possesso delle mura a loro destinate e della propria personale sala che, forse, ora arriverà.

Finalmente i lavori saranno completati? – L’annuncio di ieri del Presidente della Regione Giuseppe Scoppelliti della valutazione da parte del CIPE dell’assegnazione di 6 milioni di euro «che si aggiungeranno ai 5 milioni già previsti dalla Regione Calabria per il completamento dei lavori dell’opera» da una parte avrà fatto tirare un sospiro di sollievo a chi vorrebbe la degna esposizione per le sculture bronzee e per tutto quel ricchissimo tesoro, dono della Magna Grecia, restituito al presente dalla terra di Calabria; dall’altra, in considerazione del fatto che lo stesso comunicato della regione afferma che «L’opera di ristrutturazione del Museo Nazionale di Reggio Calabria, per l’alta valenza del patrimonio artistico, è stata inserita nell’Unità di Missione per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia e per carenza di fondi non è stata completata nei tempi previsti» lascia comunque tutto lo spazio possibile al timore che, anche questa volta, ci potrebbe essere l’ennesima lunga attesa per i poveri bronzi per i quali tutti vorremmo il miglior trattamento possibile ed immaginabile.

Fonte : Fanpage.it

Lascia un commento

Archiviato in Archelogia