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E’ la posidonia oceanica l’organismo più antico degli abissi

È la posidonia oceanica ed è un’alga tipica, presente soprattutto nel nostro mar Mediterraneo. Sarà capitato a chiunque di imbattersi in una prateria verde e folta di quest’alga durante un’immersione; o di respirarne l’intenso profumo durante il suo periodo di fioritura. E chiunque, grandi e piccini, almeno una volta hanno giocato con una delle palline di posidonia bruciata dal sole che spesso si trovano sulle spiagge. Ma non tutti sanno che quest’alga mediterranea costituisce un vero e proprio polmone per il nostro mare.

Tale pianta marina è al centro di uno studio condotto da un team di ricercatori internazionali recentemente pubblicato sulla rivista scientifica PLoS ONE. Della posidonia ancora troppo poco si sa. In termini di età e dimensioni, sebbene si sappia che ci sono piante marine molto simili che, per estensione, riescono a ricoprire centinaia di metri di fondale marino. Tramite alcuni dati raccolti durante i sopralluoghi degli studiosi, si è scoperto come alcune oasi di posidonia geneticamente identica a quella esaminata sia stata rintracciata anche a distanze molto elevate e, in alcuni casi, anche a intervalli di 15 chilometri.

Questi cloni, come li definiscono gli esperti, potrebbero contare tra gli 80 mila e i 200 mila di vita, sopravvissuti persino a periodi terrestri caratterizzati da temperature  dell’acqua inferiore a quella odierna di circa 10-15 gradi. La crescita annua, inoltre, pare si sia aggirata intorno agli 80 metri ogni 600/700 anni. Era il 2006 quando, presso le isole Baleari, fu scoperta la pianta ritenuta più antica del pianeta.

Purtroppo, però, nonostante la sua incredibile resistenza, la posidonia oceanica ha incontrato oggi una serie di condizioni difficili alle quali resistere. Sono gli ambientalisti a lanciare l’allarme e a puntare il dito contro quegli agenti inquinanti che hanno reso il Mediterraneo un habitat sempre più ostile per questa pianta marina. Inoltre, l’uomo non sembra far nulla a riguardo, spesso trascurando il fatto che con la pesca a strascico e con il raschiamento delle ancore al fondale vengono strappati interi cespugli di alga. Infine, gli scarichi fognari rendono l’acqua torpida e decisamente sfavorevole per il normale svolgersi della fotosintesi clorofilliana. Non bisogna dimenticare che la presenza di posidonia nei nostri mari è indicatore di ottima qualità delle acque proprio per la sua estrema sensibilità.

Uno studio, dunque, quello effettuato dai ricercatori, che ha senz’altro confermato l’importanza che la posidonia riveste nei nostri mari. Principalmente alla luce dei fattori di inquinamento e dei frequenti richiami alla sensibilizzazione spesso lanciati a sostegno della preservazione di aree marine dove tale alga è più presente. Una ricerca che, infine, ha rivelato come sia anche uno degli organismi più antichi della Terra e, da millenni, un rifugio per molteplici specie animali e vegetali.

Qualcosa ancora si può fare.

 

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