Archivi del mese: gennaio 2012

Nuove chiavi di lettura sul raffreddamento della Terra

Per il momento sono solo ipotesi e nuove chiavi di lettura. Se saranno vere, saranno i fatti a dimostrarlo. Queste nuove teorie si devono ad un gruppo di ricerca sul clima il cui nome è Daltonsminima. Il gruppo si è interrogato sulle ragioni che hanno reso sempre più debole l’attività solare.

Gli effetti di tale affievolimento sono sotto gli occhi di tutti. Le temperature globali continuano a raffreddarsi, il livello degli oceani si sta abbassando e i ghiacci artici continuano ad espandersi. Solo l’aspetto della temperatura è di estrema importanza. Era dal 2002, infatti, che non si registravano temperature così basse e sono sempre più numerose le voci che sostengono l’ipotesi dell’imminente giungere di una nuova era glaciale.

Basti pensare ad uno fenomeni che ha avuto luogo pochi giorni fa. La cometa Lovejoy è schizzata nei pressi del Sole senza riportare conseguenze, scatenando mille dubbi negli stessi astrofisici preoccupati delle sue condizioni di “salute”. Il Gruppo di Daltonsminima ha così commentato: “La spirale si configura come un prodotto delle due forze, elettrici e magnetici quando si passa a riempire un vuoto e vengono deviati con l’azione di ‘supporto’ che non è altro che un ‘campo’ al di fuori più grande. Il mezzo che alcuni hanno chiamato ‘etere’, ma questo può essere composto da pianeti, neutroni e neutrini. Questa resistenza, la stessa che piega la luce nel vetro, è la resistenza elettrica in un circuito.” 
Inoltre, gli astronomi hanno constatato che per ben due volte l’impatto di una cometa sul Sole è stato seguito da un’eruzione solare.

Alcuni spiegano tali fenomeni con il modello dell’Universo Elettrico. Secondo tale teoria, tutto sarebbe influenzato dall’elettromagnetismo. Ne sono dirette conseguenze uragani come El Niño, terremoti ed eruzioni vulcaniche, correnti oceaniche ed atmosferiche. Probabilmente ciò potrebbe essere sufficiente a spiegare il cambiamento climatico a cui stiamo assistendo, l’incremento del numero di comete e di terremoti, la formazione del buco nell’ozono sull’Artico e, infine, del repentino raffreddamento dell’atmosfera.

Ma c’è di più e si chiama Nemesis. Si tratta di una stella nana dal colore bruno che accompagna il Sole nel suo viaggio all’interno del Sistema Solare. Sembrerebbe infatti che Nemesis, avvicinandosi, dovrebbe far scaricare il Sole. In pratica, la loro relazione sarebbe quella di un dipolo nel quale il Sole farebbe da carica positiva, mentre Nemesis sarebbe la carica negativa. Gli effetti che si avrebbero sui pianeti sarebbero l’inversione dei poli magnetici e lo spostamento dell’asse terrestre.

Insomma, che l’intero pianeta stia subendo dei cambiamenti radicali è ormai appurato. È di importanza vitale cercare di capire come attutirne gli effetti o come adeguarsi ad essi.

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Miliardi di pianeti abitabili nella Via Lattea

Potrebbero essere almeno 10 miliardi le stelle con pianeti presenti nella cosiddetta zona abitale, ossia la distanza dalla stella che potrebbe favorire il rinvenimento di pianeti solidi. Molti di questi, seppure ancora sia prematuro asserirlo con certezza, potrebbero essere in grado di ospitare la vita.

Si è giunti a tale conclusione grazie alla perlustrazione di miliardi di stelle. Un’osservazione che dura da sei anni e che ha coinvolto un gruppo di ricercatori. A detta degli esperti, la maggioranza delle stelle nella Via Lattea hanno pianeti simili alla Terra, a Venere, Mercurio o Marte.

Il dottor Martin Dominik, un ricercatore tedesco della St. Andrews University, ha dichiarato che “anche se la vita esistesse solo in un pianeta in ogni Galassia, ce ne sarebbero almeno 100 miliardi nell’Universo. Ancora non abbiamo le prove della vita su un altro pianeta, e potremmo essere unici, ma di fronte a questi numeri sembra altamente improbabile. C’è un piccolo numero di pianeti, sui quali si pensa si possa ospitare la vita, un piccolo numero di candidati con quello che noi crediamo possano avere le condizioni giuste”.

Attualmente sono mille i pianeti della Via Lattea ad essere stati individuati. Sebbene individuati con tecniche diverse, soprattutto se per trovarli ci sono strumenti più idonei per quelli di dimensioni più grandi e che sono più vicini alla loro stella ospite.
Una delle tecniche utilizzate è quella della “microlensing gravitazionale”. Tramite questo metodo, gli astro mi sono stati in grado di confermare l’esistenza di pianeti a una distanza simile dalla loro stella come la Terra, sebbene senza vederli direttamente.
Aggiunge Uffe Gråe Jørgensen, dell’Università di Copenaghen: “I nostri risultati mostrano che i pianeti orbitanti attorno a stelle sono più la regola che l’eccezione. In un tipico Sistema Solare circa quattro pianeti hanno orbite nella zona terrestre, che è la distanza dalla stella dove si possono trovare pianeti solidi. In media ci sono 1,6 pianeti nella zona intorno le stelle che corrisponde alla zona tra Venere e Saturno”.

Ma di cosa si tratta esattamente la tecnica del “microlensing”? Innanzitutto si richiedono due stelle posizionate in linea retta con il nostro pianeta. La luce della stella di dietro è amplificata da quella della stella posizionata davanti, come fosse una lente gravitazionale. Quando le due stelle si affiancano una rispetto all’altra, la luminosità aumenta costantemente per poi diminuire. Ed è in questo blackout che potrebbero essere identificati pianeti orbitanti attorno alla stella.
Blackout del genere sarebbero però solo visibili per distanze pari a a quelle tra Venere e Saturno. Ciò significa che il metodo è adatto nell’identificazione di pianeti a distanze simili a quella della Terra dalla sua stella.

I ricercatori hanno effettuato 500 osservazioni ad alta risoluzione. E in almeno 10 casi è stato possibile identificare segni di presenza di oggetti planetari.
La stessa tecnica è stata in grado di rilevare pianeti con masse di cinque volte le dimensioni del nostro pianeta e almeno 10 quella di Giove.
E ad avere una massa simile a quella del gigante gassoso è stato un pianta su sei identificati, mentre circa la metà aveva caratteristiche simili a Nettuno o contenevano le cosiddette “super Terre”.

Dunque, i presupposti per trovare pianeti con condizioni simili alle nostre e adatte a garantire la sopravvivenza della vita sono sempre più numerose. E frequenti.

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L’Homo Sapiens più antico è pugliese

Secondo recenti scoperte, l’Homo Sapiens più vecchio d’Europa era pugliese. Forse i libri di storia, dopo tale studio pubblicato sulla rivista Nature, dovranno essere aggiornati e noi dovremo imparare che la specie alla quale apparteniamo potrebbe essere più vecchio di alcuni millenni.

Le ricerche sono state condotte dal dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Siena in collaborazione con il Department of Anthropology dell’Università di Vienna. La scoperta è stata fatta presso una cavità preistorica della Puglia dove sono stati rinvenuti due denti decidui nella Grotta del Cavallo, sulla Baia di Uluzzo. Il ritrovamento dei due denti risale al 1964 quando, grazie a delle ricerche effettuate nell’area, si classificò tali reperti come neandertaliani.

Per mezzo delle moderne tecnologie per le datazioni al radiocarbonio realizzate con metodi di decontaminazione, Stefano Benazzi, ricercatore presso l’università di Vienna, sarebbe riuscito a datare l’età dell’uomo che sarebbe vissuto circa 44 mila anni fa. Si tratta pertanto dei resti più antichi finora conosciuti di uomo moderno in Europa.
Ne ė emerso un dato del tutto innovativo rispetto a quanto finora accertato. Infatti, pare che l’uomo di Neanderthal e l’uomo Sapiens abbiano condiviso lo stesso territorio e, in particolare, nel Salento.

“Si tratta di una scoperta importante che apporta elementi di novità che permettono di meglio comprendere le modalità di diffusione dei primi uomini moderni e il cosiddetto periodo di transizione tra il loro arrivo in Europa e la scomparsa dei neandertaliani”. A parlare è la professoressa Annamaria Ronchitelli che, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Puglia, ha in corso la revisione dei resti archeologici. “Le nuove datazioni fanno dei due denti del Cavallo i più antichi reperti di uomo moderno europeo finora conosciuti. Tale scoperta conferma la coesistenza di neandertaliani e uomini moderni sul continente per un periodo più lungo di quanto si supponesse precedentemente”.

Un ulteriore studio confermerebbe che l’Homo Sapiens giunse in Europa molto tempo prima rispetto a quanto finora sostenuto. Questa volta la prova viene da un esame sul frammento di mascella umana proveniente da un grotta. Questa volta inglese, la Kent Cave. Anche quest’analisi ha portato allo stesso risultato, ossia ad una datazione tra i 45 e i 43 mila anni fa.

La ricerca sull’Homo Sapiens pugliese rivoluzionerebbe l’evoluzione delle capacità  cognitive dei Neanderthal. Retrodatando l’arrivo dei Sapiens, si aprirebbero nuovi scenari sulle dinamiche del popolamento europeo.

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Il 911 le dà il via libera per sparare

Un operatore del 911 ha permesso ad una giovane madre di sparare ad un intruso penetrato nell’abitazione della donna.Sarah McKinley, 18 anni, ha sparato a Justin Martin, uccidendolo con un colpo di fucile nella notte del 31 dicembre.

L’uomo si era introdotto nella casa di Blanchard, Oklahoma, armato di un lungo e affilato coltello. L’incontro mortale è avvenuto una settimana dopo la morte di cancro del marito della giovane madre. Martin aveva marcato la porta della casa dei McKinley giorni prima, durante i funerali. L’uomo aveva già tentato di entrare in casa, spacciandosi perun nuovo vicino in vena di presentazioni. Ma Sarah non gli aveva aperto.

Martin era ritornato con un complice la notte del 31 dicembre, provando a forzare la porta. Quando la McKinley ha sentito i due uomini entrare in casa, ha chiamato subito il911, armandosi contemporaneamente di un fucile calibro 12 e una pistola. Per non far piangere il piccolo, la donna gli ha dato un biberon.
“Ho due pistole, posso sparargli se entrano in casa?”: questa la domanda che Sarah McKinley ha fatto all’operatore del 911. “Non posso dirle che può farlo, ma lei deve fare tutto ciò che è in suo potere per proteggere il suo bambino”.

La telefonata è andata avanti per 21 minuti fino all’ingresso dei due uomini in casa. Martin si è subito diretto armato di coltello verso la donna, ma lei lo ha freddato prima che potesse colpirla.

La polizia ha trovato Martin riverso sul divano che la signora McKinley aveva usato per barricare la porta, giudicando il gesto della donna come atto di legittima difesa. Il complice dell’uomo, Dustin Stewart, si era dato alla fuga appena udita l’esplosione del colpo di fucile. Più tardi si è arreso alla polizia. Stewart è stato accusato di furto.

Fonte: yahoo.com

E voi, cosa ne pensate?

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Buon compleanno Hawking 70 anni per papà dei buchi neri

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Buon compleanno a Stephen Hawking. Compie 70 anni il fisico, matematico cosmologo britannico grazie al quale i buchi neri hanno smesso di essere un’ipotesi fantasiosa. Le sue teorie lo hanno reso uno dei più celebri fisici teorici viventi, e soprattutto negli ultimi anni hanno fatto discutere non poco le sue affermazioni al confine tra cosmologia e religione, come quella secondo la quale è possibile spiegare la creazione dell’universo senza l’intervento di Dio, e che “non c’è nulla per l’individuo oltre l’ultima scintilla di vita del cervello”, tanto che il paradiso non è che una “fiaba” per chi “ha paura del buio”.
Una delle sue convinzioni più ferme è che la speranza di sopravvivenza dell’umanità è nella colonizzazione dello spazio. Ha anche voluto assaporare la sensazione dell’assenza di gravità in un volo parabolico, in una delle tante sfide alla forma di atrofia muscolare progressiva che lo tormenta dall’adolescenza e che progressivamente lo ha costretto alla paralisi. Una sedia a rotelle progettata su misura e un computer con sintetizzatore vocale sono i mezzi che gli permettono di comunicare con il mondo. Ha sfidato la malattia anche nella sua vita privata, con due matrimoni, altrettanti divorzi, tre figli e un nipote. Sua figlia Lucy, scrittrice di libri divulgativi per ragazzi, non può fare a meno di riconoscere che il primo a insegnarle a parlare di scienza con un linguaggio “sempre più semplice” è stato suo padre.Nato a Oxford l’8 gennaio 1942 (esattamente 300 anni dopo la morte di Galileo Galilei, come ha sempre tenuto a precisare) Hawking ha sempre descritto se stesso come un bambino disordinato e svogliato, tanto che ha imparato a leggere solo all’età di 8 anni. Le cose hanno preso una piega diversa quando gli è stata diagnosticata la malattia. “Tutto è cambiato: quando hai di fronte la possibilità di una morte precoce, realizzi tutte le cose che vorresti fare e che la vita deve essere vissuta a pieno”, ha raccontato tempo fa lo stesso Hawking. L’universo affascina da sempre e questa passione nel 1963 lo ha portato all’università di Cambridge.

Gli anni tra il 1965 e il 1975 sono stati scientificamente tra i più produttivi della sua vita, quelli in cui ha scritto il suo libro più famoso: “Dal Big Bang ai bichi neri, breve storia del tempo”. Sempre a Cambridge, dal 1976 al 30 settembre 2009 ha occupato la cattedra che era stata di Isaac Newton. Le sue ricerche sui buchi neri hanno permesso di confermare la teoria del Big Bang, l’esplosione dalla quale è nato l’universo. Dagli anni ’70 sta lavorando alla possibilità di integrare le due grandi teorie della fisica contemporanea: la teoria della relatività di Einstein e la meccanica quantistica.

Una delle sue teorie più recenti, formulata insieme al fisico Thomas Hertog, del Cern di Ginevra, prevede che l’universo non abbia avuto un inizio e una storia unici, ma una moltitudine di inizi e di storie diversi. La maggior parte di questi mondi alternativi sarebbe però scomparsa molto precocemente dopo il Big Bang, lasciando spazio all’universo che conosciamo.

Fonte: l’Unità

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Fata Morgana [Lofoten, Norway]

La Fata Morgana, o Fatamorgana, è una forma complessa e insolita di miraggio che si può scorgere all’interno di una stretta fascia al di sopra dell’orizzonte […]. Tale fenomeno, che può essere osservato a terra o in mare, nelle regioni polari o nei deserti, distorce enormemente l’oggetto (o gli oggetti) su cui agisce il miraggio, tanto da renderli insoliti e irriconoscibili. Può riguardare qualsiasi tipo di oggetti “distanti”, come isole, coste o barche. Il soggetto è mostrato in rapida evoluzione, in posizioni diverse da quelle originarie, in una visione che può passare senza soluzione di continuità dalla compressione all’allungamento.

(testo tratto da it.wikipedia.org/wiki/Fata_morgana)

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Eclissi di Luna rossa per il 2014

Per assistere alla prossima eclissi lunare totale dovremo attendere il 2014. L’ultima risale allo scorso 5 dicembre, visibile nel nord degli Stati Uniti. Lo spettacolo è durato circa tre ore e mezza a partire dalle 4.45 del mattino.

La Luna si è presentata brillante nell’aurora. A differenza del Sole, infatti, il nostro satellite naturale non viene completamente oscurata durante questo tipo di eclissi. E le caratteristiche sfumature rossastre le vengono date quando essa viene completamente oscurata dall’ombra del pianeta Terra. Il rossore lunare è dunque frutto della luce solare che viene filtrata dall’atmosfera per poi essere nuovamente riflessa sulla superficie della Luna.

Ad ogni modo, l’eclissi dello scorso 5 dicembre è stata molto nitida. Secondo gli astronomi, il fenomeno è parzialmente dovuto alle sottili particelle di cenere vulcanica che si sarebbero propagate nell’atmosfera terrestre.

Uno spettacolo che ha lasciato senza respiro non solo i fortunati nel continente americano, ma anche quanti si trovavano in Australia, Asia e nord Europa.

Non dimentichiamo quindi l’appuntamento che ci riserva la Luna per il prossimo 2014.

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Una stella per Natale

A un anno di distanza ancora non si riesce a spiegare l’evento. Era il 25 dicembre 2010 quando una stella sarebbe esplosa rilasciando un lampo di raggi gamma (Gamma Ray Burst), subito evidenziato dai telescopi spaziali. Il fenomeno sarebbe accaduto a soli 10 mila anni luce dalla Terra.

L’esplosione ha avuto una durata di circa 38 minuti. Del tutto inconsueto per un tipo di esplosione che di norma dura pochi minuti, se non addirittura alcuni secondi. Un mistero da risolvere che ha coinvolto gli astronomi di mezzo mondo che si sono basati sui dati raccolti dal telescopio Swift. Il fenomeno che stanno cercando di comprendere è stato denominato Grb 101225A o, più in tema con la data dell’evento, Christmas Grb.

Gli astronomi hanno cercato di far chiarezza sul perché di questo evento inconsueto. In apparenza, tale fenomeno sembrerebbe l’impronta lasciata dall’esplosione di una supernova. Ma alcuni dati relativi alle emissioni dei raggi X confuterebbe tale ipotesi. Quel che si sarebbe verificato sarebbe stato lo scontro di una cometa o di un asteroide avvicinatosi pericolosamente a una stella e, stretto nella sua orbita, avrebbe cominciato a ruotare fino a causare numerosi picchi di luminosità.
Per l’astrofisica del Niels Bohr Institute, Christina Carina Thöne, le caratteristiche del Christmas Grb sarebbero dipese da un effetto di mascheramento dovuto all’interazione di due stelle. Inoltre, la studiosa ha ipotizzato che il lampo gamma fosse dovuto alla fusione di una stella con un nucleo a base di elio e un’altra a base di neutroni. Il risultato sarebbe stato la produzione di un corpo celeste circondato da un involucro gassoso. Solo in seguito, i nuclei delle due stelle si sarebbero fusi in un buco nero o una magnetar, ossia una stella di neutroni dotata di campo magnetico.

La seconda ipotesi è dell’italiano Sergio Campana, astrofisico dell’Osservatorio Astronomico di Brera, secondo il quale Christmas Gbr sarebbe stato provocato dalla distruzione di una cometa o di un asteroide. “Le osservazioni di Swift ci hanno davvero sorpreso. Abbiamo avuto non pochi problemi per riuscire a interpretare questi dati in modo convincente. Le repentine variazioni di flusso osservate nei raggi X, mai osservate in altri GRB, ci suggeriscono che GRB 101225A abbia avuto origine durante un evento distruttivo ma in qualche modo periodico. Dopo vari tentativi di modellamento sia con oggetti della nostra Galassia che con oggetti extragalattici, ci siamo focalizzati sull’ipotesi della caduta di un asteroide su una stella di neutroni appartenente alla nostra Galassia. E’ un fenomeno nuovo mai pensato teoricamente e mai osservato prima d’ora, ma sembra funzionare”.

Tuttavia, sembra che esistano pochi asteroidi di dimensioni tali da generare un’esplosione potente quanto quella che si è verificata un anno fa.
Restano al vaglio, dunque, sia l’ipotesi della Thöne sia quella di Campana. Senza contare che rimangono ancora ignote le posizioni delle due stelle al momento dell’esplosione. Dai primi dati raccolti si teorizza si trovassero in galassie differenti: la Via Lattea e la Galassia di Andromeda.

Un dilemma che gli scienziati ancora devono risolvere e che li terrà impegnati anche questo Natale. Per il momento però i primi studi sono stati pubblicati sulla rivista Nature.

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Il 5 gennaio il Sole “sfiorerà” la Terra

Accadrà il 5 gennaio, alle 2 di notte. La Terra, in quel momento, si troverà alla minima distanza dal Sole, perielio. In numeri, nella sua orbita ellittica, il nostro pianeta si troverà a 147.097 milioni di chilometri.

Quando il Sole sorgerà, la dimensione del suo disco sarà la massima possibile. Ma il fatto che la Terra si troverà nel suo perielio e che questa sia la stagione invernale, non costituisce un controsenso. Si consideri infatti che la variazione di distanza Terra-Sole viene compensata dalla minore inclinazione dei raggi solari e dal ridotto numero di ore diurne.
Il suo opposto si registra nei primi giorni di luglio, all’afelio quando la distanza è di 152,1 milioni di chilometri.

Visivamente non sarà possibile percepire tali variazioni. Ma basterà munirsi di una macchina fotografica con un obiettivo dotato di filtro o un semplice vetrino offuscato. Una foto del Sole il 5 gennaio sarà inevitabilmente differente da un’altra scattata fra sei mesi e, precisamente, il 5 luglio.
Non dimenticatevene!

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Un Viaggio tra le Parole…
…lungo come il Pensiero…

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