Ritratto della mia bambina

La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo
e dell’estiva vesticciola: “Babbo
-mi disse – voglio uscire oggi con te”
Ed io pensavo : Di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
e ad altre cose leggere e vaganti.

Umberto Saba

 

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Quando si era vicini a perdersi… 


Poi ci sono quelle persone che ti entrano dentro come una marea inarrestabile, impetuosa. Un’onda che ti assale e ti lascia senza fiato perché senti l’acqua invaderti e lasciarti senza respiro. 

Sono persone che hanno un perché nella vita. Nella tua vita. Il perché è semplicemente quello di inebriarti per poi lasciarti lì, dove ti hanno trovata. Sì perché siamo un porto sicuro, noi… quelle persone che attendono come un faro chi si avvicina e chi si allontana.

Percepire il minimo spiraglio, ogni silenzio che ha un suo significato ed un suo messaggio. Tutto si fa portatore di un pensiero non detto ma che, pure, c’è. Senza mai avere il coraggio di dirlo, renderlo esplicito. 

Ci sono quelle persone che hanno il potere di devastarti l’anima. Il problema è lasciarglielo fare. Perché ogni volta è sempre l’ultima, ma poi c’è sempre una nuova speranza di tornare ad essere quello che si era stati fino a quei 5 minuti prima indimenticabili. Quando si era così vicini a perdersi. 

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L’orgoglio che non andrebbe mai ascoltato… 


Quando il blackout fra due persone è la costante, il silenzio comprime ogni sentimento e l’orgoglio si posa su un rapporto come polvere sui mobili di una casa abbandonata. 

Non ci sono regole precise. Solo quelle dell’umani incedere con il non detto, perché “se lo faccio, chissà cosa penserà” e “se non lo faccio, cosa starà pensando di me”. 

Si chiama orgoglio, perché prima ancora delle domande esiste la persona e questa dovrebbe avere più importanza di qualsiasi paura. Perché domani potrebbe essere troppo tardi. 

E perderla potrebbe essere così semplice. 

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good-will-hunting

Will: Sono uscito con una, giorni fa.

Sean: Come è andata?

Will: Molto bene.

Sean: E la rivedrai?

Will: Non lo so.

Sean: Perché no?

Will: Non l’ho chiamata.

Sean: Cristo, sei un dilettante.

Will: So quello che faccio.

Sean: Ah, sì, eh?

Will: Sì. Non si preoccupi per me, so quello che faccio. Sì, ma questa ragazza, insomma, è bellissima, intelligente, divertente. È diversa dalle altre con cui sono stato.

Sean: E allora chiamala, Romeo.

Will: Così mi rendo conto che non è poi tanto intelligente? Che mi rompe i coglioni? Sì, insomma, ecco, questa ragazza, cazzo! è perfetta ora; non voglio rovinare questo.

Sean: Forse tu sei perfetto ora. Forse è questo che non vuoi rovinare. Questa la chiamerei una “super filosofia”, Will, così puoi in effetti passare tutta la vita senza dover conoscere veramente qualcuno… Mia moglie scoreggiava quando era nervosa. Aveva una serie di meravigliose debolezze. Aveva l’abitudine di scoreggiare nel sonno! [ridono] Scusa se ti racconto questa cosa. Una volta fu talmente forte che svegliò il cane! [ridono] Si svegliò anche lei e mi disse: “sei stato tu?”; e io: “sì”… Non ho avuto il coraggio.

Will [ridendo]: Si è svegliata da sola?

Sean: Eh, sì! [ridono]… Oh, Signore… aah, ma, Will, è morta da due anni e questo è quanto mi ricordo. [Will smette di ridere] Momenti stupendi, sai, piccole cose così. Però… sono queste le cose che più mi mancano. Le piccole debolezze che conoscevo soltanto io. Questo la rendeva mia moglie. Anche lei ne sapeva delle belle sul mio conto, conosceva tutti i miei peccatucci! Queste cose la gente le chiama imperfezioni, ma non lo sono. Sono la parte essenziale. Poi dobbiamo scegliere chi fare entrare nel nostro piccolo strano mondo. Tu non sei perfetto, campione. E ti tolgo dall’incertezza: la ragazza che hai conosciuto, non è perfetta neanche lei. Ma la domanda è se siete o no perfetti l’uno per l’altra. È questo che conta. È questo che significa intimità. Puoi sapere tutte le cose del mondo, ma il solo modo di scoprire questa qui è darle una possibilità. Certo, non lo imparerai da un rincoglionito come me. E anche se lo sapessi non lo direi a un piscione come te.

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Accade…

Accade

che le affinità d’anima non giungano

ai gesti e alle parole ma rimangano

effuse come un magnetismo. È raro

ma accade.
Può darsi

che sia vera soltanto la lontananza,

vero l’oblio, vera la foglia secca

più del fresco germoglio. Tanto e altro

può darsi o dirsi.
Comprendo

la tua caparbia volontà di essere sempre assente

perché solo così si manifesta

la tua magia. Innumeri le astuzie

che intendo.
Insisto

nel ricercarti nel fuscello e mai

nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre

nel vuoto: in quello che anche al trapano

resiste.
Era o non era

la volontà dei numi che presidiano

il tuo lontano focolare, strani

multiformi multanimi animali domestici;

fors’era così come mi pareva

o non era.
Ignoro

se la mia inesistenza appaga il tuo destino

se la tua colma il mio che ne trabocca,

se l’innocenza è una colpa oppure

si coglie sulla soglia dei tuoi lari. 

Di me, di te tutto conosco, tutto

ignoro.
Ex voto” ~ Eugenio Montale

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Alcune riflessioni sul 2017…

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Il 2017. Ed è tempo di rivolgere la nostra visione ad esso, al nostro nuovo anno. Ma, invece fare la lista dei buoni propositi per il nuovo anno, che di solito vengono abbandonati entro la fine del mese di gennaio, sarebbe raccomandabile creare una lista di nuove “intenzioni” per l’anno che si dipana davanti a noi. C’è meno pressione e una maggiore flessibilità di intenti e di intenzioni.

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Un momento fra due perché… 

Che poi è tutta una questione di porsi nei confronti dell’altro. Ci si cerca, ci si parla, ci si scrive. Ci si abbandona. Una moderna fruizione dell’altro attraverso canali prettamente moderni, come può essere uno smartphone, un computer. Una chat o dei social. 

In sostanza, il discorso non cambia. I moderni legami si dipanano così. In un attimo infinito che segna la nostra vita. Un diario nel quale ci si sofferma un istante per capire chi, fino a quel momento, è stato parte integrante di noi. O solo una scintilla che ha illuminato come un cerino un angolo buio del nostro Io. O un mero passatempo, incastonato nella solitudine che ci accompagna. 

Certo. Non siamo zerbini messi davanti ad una porta e sulla quale chi entra si pulisce i piedi. Ma è comunque bene che un tappetino venga usato affinché la nostra essenza non ne venga macchiata. 

Che poi ci si perde e questo pare essere concreto ed inevitabile. A meno che non ci si affascini più di un momento, di un caffè guardandosi occhi negli occhi, un aperitivo o una cena di “studio” fra due perché. 

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Discorso alla Luna

“Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del mondo; e qui di fatto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera… Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo… Noi chiudiamo una grande giornata di pace… Sì, di pace: ‘Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà’.

Se domandassi, se potessi chiedere ora a ciascuno: voi da che parte venite? I figli di Roma, che sono qui specialmente rappresentati, risponderebbero: ah, noi siamo i figli più vicini, e voi siete il nostro vescovo. Ebbene, figlioli di Roma, voi sentite veramente di rappresentare la ‘Roma caput mundi’, la capitale del mondo, così come per disegno della Provvidenza è stata chiamata ad essere attraverso i secoli.

La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza… E poi tutti insieme ci animiamo: cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino. Addio, figlioli. Alla benedizione aggiungo l’augurio della buona notte”.

Giovanni XXIII

(Sera dell’11 ottobre 1962, al termine della giornata di apertura del Concilio Vaticano II).

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Nuvole in timelapse: quando il cielo diventa un dipinto

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Si deve al fotografo canadese Matt Molloy una serie di foto che ritraggono il cielo e le sue mille sfumature. Sono centinaia gli scatti che, come fossero dipinti impressionisti degni del più suggestivo en plein air, immergono lo spettatore nelle incredibili forme che le nuvole creano.

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aprile 7, 2014 · 9:17 am

“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense”.

Dante – Inferno, Canto quinto

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